
Il monitoraggio finanziario del PNRR
Il monitoraggio finanziario del PNRR
La Tabella 1 fornisce un quadro aggiornato al 30 giugno 2025 dello stato di attuazione finanziaria del Piano, mostrando per ciascuna submisura con dotazione maggiore a un miliardo, le risorse assegnate, i pagamenti effettuati e la relativa percentuale di avanzamento.
Nella Tabella le submisure sono ordinate per dimensione finanziaria per cogliere anche il peso relativo delle diverse linee di investimento all'interno del PNRR.
Per il complesso dei progetti, i pagamenti ammontano a poco più di 70 miliardi di euro, il 51% del totale dell'importo complessivo delle misure, indicando un grado di attuazione intermedio ancora distante dal completamento del Piano.
Il quadro complessivo evidenzia una polarizzazione nell'attuazione: gli interventi distribuiti in forma di incentivo o corrispondenti a forniture di beni e servizi a gestione centrale (incentivi alle imprese, bonus fiscali, programmi di ricerca) risultano in uno stato molto più avanzato rispetto a quelli infrastrutturali, per i quali, dal punto di vista territoriale, maggiori sono gli impatti attesi sul rafforzamento delle dotazioni di strutture e sul miglioramento dei servizi offerti nel Mezzogiorno: reti di trasporto, rigenerazione urbana, servizi sociali e sanitari di prossimità.
Si raggiunge il 100% della spesa per gli incentivi riferiti a Ecobonus e Transizione 4.0 che insieme concentrano circa il 40% dei pagamenti (27 su 70 miliardi). Nel primo caso, le successive revisioni del Piano hanno reso più ambizioso l'obiettivo di efficientamento energetico delle abitazioni, indirizzando sull'Ecobonus le risorse liberate dall'eliminazione del Sismabonus.
Nel secondo caso, la piena attuazione riflette la natura automatica e ormai consolidata del meccanismo di incentivo agli investimenti privati, il cui utilizzo presenta una marcata concentrazione territoriale nelle regioni del Centro-Nord, che assorbono circa l'80% delle risorse complessive.
Più lento risulta l'avanzamento finanziario delle misure che finanziano la realizzazione di opere pubbliche.
Il divario territoriale Nord-Sud
Considerando le risorse territorializzabili, a livello nazionale risultano pagamenti effettuati per il 39% delle risorse territorializzabili, pari a 38 miliardi di euro su un totale di 97,6 miliardi. Tuttavia, la dinamica di spesa appare differenziata: nel Centro-Nord il tasso medio di pagamento raggiunge il 44,5%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 30,3%, con uno scarto di oltre 14 punti percentuali.
Questo differenziale conferma le tempistiche più dilatate delle amministrazioni del Mezzogiorno nel garantire procedure attuative in linea con il cronoprogramma del Piano, ma anche la diversa struttura del portafoglio di progetti da realizzare, con una maggiore incidenza al Sud di interventi infrastrutturali.
D'altra parte risultano anche marcati i differenziali regionali interni alle macroaree.
Nel Centro-Nord, accanto a regioni particolarmente avanzate come Veneto (57,5%), Liguria (49,4%), Piemonte (47,2%) e Lombardia (45,1%), si registrano livelli di attuazione più contenuti in Toscana (40,4%), Lazio (36,5%) e Umbria (34,0%). Nel Mezzogiorno, le performance relativamente migliori si osservano in Molise (37,4%), Abruzzo (34,7%) e Sardegna (30,8%), mentre le regioni più in ritardo sono Calabria (24,7%), Sicilia (28,2%) e Basilicata (30,7%).
Infrastrutture sociali: il quadro finanziario
La forbice Nord/Sud si allarga andando a verificare l'incidenza dei pagamenti sui progetti PNRR destinati alla realizzazione di lavori pubblici, che rappresentano circa il 62% dell'importo complessivo del Piano per le misure destinate alle regioni. Per questa categoria, il rapporto tra pagamenti e finanziamenti si attesta al 43,2% per le regioni del Centro-Nord e al 22,9% per il Mezzogiorno (Fig. 1).
Circoscrivendo l'attenzione alle infrastrutture sociali (edilizia scolastica, sanitaria e abitativa) il quadro finanziario presenta, invece, tratti di minore disomogeneità territoriale (Fig. 2). Per queste opere, che nella declinazione territorializzata ammontano a oltre 21 miliardi di euro, di cui 8,5 al Mezzogiorno, la quota delle risorse rendicontate si attesta al 40,9% al Centro-Nord e al 26% al Sud.


L'effetto PNRR sui tempi di progettazione
A questo proposito va ricordato che il differenziale territoriale nella quota di progetti in fase di collaudo, doppia al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno, è da ricondurre, tra gli altri fattori, a tempistiche più celeri registrate per l'avvio dei progetti.
Il dato, riportato nella piattaforma Regis e riferito alla data esatta di inizio effettivo del progetto – che può coincidere o precedere quella di avvio della prima fase dell'iter procedurale – consente di ricostruire le linee temporali riferite alla quota cumulata di progetti, espressa in termini di importo, avviata in ogni annualità.
Una prima differenza sostanziale riguarda la quota di progetti in essere, avviati prima del 2021, che rispetto alla dotazione complessiva, è pari al 12% al Centro e al 5,4% nel Mezzogiorno. Nel 2021, erano stati avviati il 34,4% delle opere nelle regioni del Centro e del Nord, e il 24% nelle regioni del Mezzogiorno; nell'anno successivo la quota sale rispettivamente all'81,1% e al 76%.

Distribuzione regionale dei cantieri
Nonostante il maggior ritardo del Mezzogiorno nell'avvio effettivo dei progetti, emerge un dato di forte rilievo riguardo alla durata della fase iniziale del ciclo procedurale: con il PNRR, i tempi di progettazione delle infrastrutture sociali si sono ridotti in modo significativo in tutte le regioni italiane.
La Figura 4 riporta la distribuzione regionale dei cantieri PNRR per stato di avanzamento delle opere:

Analisi per macroarea e criticità settoriali
A livello di macroarea il differenziale maggiore si osserva per il valore dei cantieri non avviati, espresso in percentuale rispetto all'importo complessivo degli interventi: è il 18% nel Centro-Nord e il 26% nel Mezzogiorno, per un valore nazionale del 21,5%.
Più alta al Mezzogiorno anche la quota di interventi in fase iniziale che valgono il 27,3% dei progetti contro il 20,8% del Centro-Nord. Nelle regioni del Centro e del Nord risulta più elevata la percentuale di progetti nelle fasi intermedia (19,5%), avanzate (25,3%) e compiuta (16,3%) mentre nel Mezzogiorno i progetti in fase intermedia, avanzata e compiuta si attestano rispettivamente al 13,7%, 22,8% e 9,6%.
Osservando le diverse misure (Tab. 3) le maggiori criticità interessano l'edilizia sanitaria, dove i cantieri non avviati o in fase iniziale rappresentano oltre il 60% dell'importo complessivo, arrivando al 67% per le regioni del Mezzogiorno.
A rilento i lavori per edilizia sociale, con i Pinqua non avviati per oltre il 20% del totale, e la maggior parte dei cantieri ancora in fase iniziale. I cantieri non avviati e quelli in fase iniziale per questa missione superano il 70% al Mezzogiorno e sono circa il 50% nel Centro-Nord.
Viceversa, risultano stati di avanzamento più soddisfacenti per l'edilizia scolastica e la realizzazione di asili nido, con cantieri in fase avanzata o conclusa pari al 52,7% al Centro-Nord e al 40,7% al Mezzogiorno.
Il ruolo dei Comuni meridionali
Un aspetto di interesse che emerge dalle analisi, confermando precedenti valutazioni della Svimez, è la diversa capacità realizzativa tra amministrazioni regionali e comunali, le prime responsabili degli interventi in ambito sanitario, le seconde principali soggetti attuatori degli investimenti in edilizia scolastica.
I Comuni, soprattutto quelli meridionali, nonostante siano stati caricati di maggiori sforzi attuativi mostrano migliori performance, soprattutto per la realizzazione di infrastrutture destinate a offrire servizi per i quali devono recuperare gap di offerta più marcati, come nel caso dei servizi per la prima infanzia.
Proprio in questo ambito, il PNRR è stato impostato con finalità di perequazione infrastrutturale, adottando criteri di allocazione territoriale delle risorse per orientare gli investimenti verso i territori a maggior fabbisogno.
D'altra parte, le risorse del Piano non riusciranno a colmare i divari territoriali in questo come in altri ambiti. Diventa perciò prioritario ridare slancio e continuità agli investimenti nel post PNRR, seguendo una logica coerente e complementare agli obiettivi di riequilibrio territoriale.
