Lavoro e Povertà in Italia - Rapporto Svimez
Economia Svimez

Lavoro e Povertà in Italia - Rapporto Svimez

12/01/2026• Angelo Capriati• 18 min di lettura
Il Rapporto Svimez analizza la situazione del lavoro e della povertà in Italia, evidenziando i persistenti divari territoriali tra Nord e Sud, le sfide della disoccupazione giovanile e le criticità strutturali del mercato del lavoro.

Lavoro e Povertà in Italia

L'ultimo Rapporto SVIMEZ fotografa la condizione del Lavoro e della Povertà in Italia.

La persistenza di condizioni occupazionali fragili, insieme alla crescita dei settori caratterizzati da basse retribuzioni e da una forte flessibilità degli orari, ha determinato una situazione in cui il lavoro non rappresenta sempre una garanzia contro la povertà.

(Tabella 1) Nel 2023, anno più recente per il quale il dato è disponibile, la quota di lavoratori a basso reddito in Italia era del 21% circa quattro punti in più rispetto al 16,7% del 2007, prima della crisi finanziaria globale.

Il rischio di basso reddito è più elevato per le donne (26,6%) rispetto agli uomini (16,8%), per i giovani sotto i 35 anni (29,5%), e per i lavoratori stranieri (35,2%), a fronte del 19,3% degli italiani.

Il livello di istruzione incide fortemente: la quota di lavoratori a basso reddito passa dal 40,7% tra chi ha solo la scuola primaria al 12,3% tra i laureati.

Anche la posizione professionale influisce in modo marcato. Rientrano tra i lavoratori a basso reddito il 17,1% dei dipendenti, il 28,9% degli autonomi e quasi la metà (46,6%) di coloro che hanno un contratto a termine, contro l'11,6% dei lavoratori a tempo indeterminato. Le differenze settoriali sono molto ampie: si va da quote intorno al 10% nell'industria in senso stretto e nella pubblica amministrazione, al 45% nei servizi alla persona, fino a quasi il 60% nell'agricoltura.

Il rischio di lavoro a basso reddito risulta più alto nel Mezzogiorno (31,2%), quasi doppio rispetto al Centro-Nord (circa 16%). Nel Sud la condizione più critica riguarda i giovani under 35 (43,7%), le donne (36,6%), gli occupati in agricoltura (68,7%) e nei servizi alla persona (59,2%), nonché chi ha bassi livelli di istruzione (59% tra chi possiede al più la licenza elementare).

Tabella 1 - Occupati a rischio di lavoro a basso reddito (valori per 100 occupati)

L'indicatore di in-work poverty (Iwp)

L'Iwp definisce poveri gli individui di 18-64 anni che lavorano più di sei mesi all'anno e vivono in un nucleo familiare dal reddito disponibile equivalente inferiore al 60% di quello mediano nazionale.

Nel 2024 l'indicatore di in-work poverty (Iwp) è stimato al 19,4% nel Mezzogiorno, in aumento rispetto al 18,9% del 2023, a fronte di un valore pari al 6,9% nel Centro-Nord (6,6% nel 2023). L'incremento si registra nonostante l'andamento complessivamente favorevole del mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno si concentra circa la metà dei 2,4 milioni di lavoratori poveri italiani (circa 1,2 milioni). Dal confronto europeo esposto nella Figura 1, risalta come il dato del Mezzogiorno spinga il valore medio italiano sopra il 10%, due punti in più rispetto alla media dell'Ue-27.

Figura 1 - In-work poverty (valori in %)

Il divario territoriale e la qualità del lavoro

La distanza tra Nord e Sud di oltre dodici punti percentuali mette in evidenza un problema strutturale della qualità del lavoro al Sud: bassi salari, alta incidenza di contratti temporanei e part-time involontario, soprattutto per donne e giovani.

La crescita dal 2023 al 2024 dell'Iwp sembra segnalare come, in particolare nel Mezzogiorno, la nuova occupazione non si traduca automaticamente in migliori condizioni di vita.

La Figura 2 mette in evidenza la forte eterogeneità territoriale e di genere del rischio di in-work poverty nel 2024, insieme al ruolo della stabilità contrattuale. Nel Mezzogiorno la quota di lavoratori poveri raggiunge livelli nettamente più alti rispetto alle altre aree del Paese, raggiungendo quasi il 23% tra gli uomini e il 14% tra le donne.

Al Sud, si raggiunge il picco di quasi il 31% tra i lavoratori a tempo determinato. Anche tra i lavoratori con contratto stabile la quota resta elevata (13,1%), segnalando che la povertà lavorativa nel Sud non dipende solo dalla precarietà contrattuale, ma anche da livelli salariali strutturalmente più bassi e da una maggiore incidenza del part-time involontario.

Figura 2 - In-work poverty per caratteristiche individuali nel 2024 (valori in %)

Famiglie e dinamica salariale

L'elevata presenza di famiglie con un solo occupato aggrava i problemi associati alla bassa retribuzione individuale, poiché la condivisione del reddito all'interno delle famiglie mitiga solo parzialmente il rischio di povertà. Nel Mezzogiorno, nonostante il miglioramento degli ultimi anni, nel 2024 solo il 73% delle famiglie con almeno un 15-64enne ha un occupato e solo il 27% a due o più occupati.

Tra i motivi della persistenza della diffusione del lavoro povero prevalgono la moderata dinamica salariale e i bassi tassi di occupazione femminile che riducono il numero di percettori di reddito nelle famiglie.

La figura 3 mette a confronto, per il periodo 2008-2024, l'andamento delle retribuzioni lorde di fatto per dipendente (a sinistra) e del reddito disponibile pro capite (a destra), che tiene conto dei trasferimenti monetari, nel Mezzogiorno e al Centro-Nord. Le retribuzioni lorde di fatto, dopo una fase di relativa stabilità fino al 2010 mostrano un marcato calo in entrambe le aree, più accentuato nel Mezzogiorno. A partire dal 2008, le retribuzioni meridionali scendono progressivamente, segnando un minimo nel 2020 e solo un parziale recupero negli anni successivi. Nel 2024 si attestano a 22.842 euro per dipendente, contro i 28.576 euro del Centro-Nord, che pure ha sperimentato una dinamica negativa.

Il reddito disponibile pro capite segue un'evoluzione simile ma con differenze meno marcate. Dopo la caduta tra il 2008 e il 2013, i redditi disponibili pro capite mostrano una lenta risalita, più evidente nel Mezzogiorno, dove nel 2024 raggiungono 15.888 euro, rispetto a 23.151 euro del Centro-Nord.

Il recupero di reddito disponibile che si osserva tra il 2019 e il 2024 è stato più marcato al Sud (+4,7% rispetto al +3,3% al Centro-Nord), segno dell'efficacia delle misure a supporto della domanda di lavoro (Decontribuzione Sud) e dei redditi più bassi (Rdc e Adi).

Figura 3 - Retribuzioni reali lorde di fatto per dipendente e Reddito disponibile lordo reale pro capite (euro)

Rischio di povertà o esclusione sociale

(Fig. 4) Più in dettaglio il Nord-Est si conferma la ripartizione con la minore quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (11,2% rispetto al 11% del 2023), seguito dal Nord-Ovest (13,9% rispetto al 13,5% dell'anno precedente). In lieve crescita l'indicatore composito anche al Centro (19,9%, era al 19,6% nel 2023), per effetto in particolare del peggioramento del rischio povertà che sale dal 16 al 16,7%, in lieve aumento anche la quota delle famiglie con bassa intensità lavorativa (dal 7,7 al 7,8%). Il Mezzogiorno si conferma l'area del Paese con la percentuale più elevata di individui a rischio povertà o esclusione (39,2%) valore più che triplo rispetto al Nord: circa 7 milioni 750mila persone, erano intorno ai 7 milioni 719mila nel 2023. L'aumento dell'indicatore composito riferito al Mezzogiorno sottende cali delle quote di individui a rischio di povertà (32,2% rispetto al 32,9% del 2023) e aumenti di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (16,9% rispetto al 16,5%), e delle persone che vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (10,1% rispetto al 9,8% del 2023).

Figura 4 - Persone in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024 (valori in %)

Analisi regionale del rischio povertà

(Tab.2) A livello regionale si osservano significative riduzioni del rischio di povertà o esclusione sociale in Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Friuli, Marche, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Lievi flessioni interessano Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Tra le regioni del Nord il rischio di povertà o esclusione sociale aumenta in Lombardia, Emilia Romagna e moderatamente in Trentino Alto Adige. Al Centro aumenta in Toscana e Umbria. Nel Mezzogiorno aumenta decisamente in Molise e Puglia mentre resta sostanzialmente sui livelli dell'anno precedente in Calabria, dove peggiorano sensibilmente le condizioni di grave deprivazione, ma migliorano gli altri due indicatori.

Tabella 2 - Persone in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale

La povertà assoluta

(Tabella 3) I dati sulla povertà assoluta completano il quadro sulla condizione economica delle famiglie italiane, evidenziando le differenze territoriali tra Mezzogiorno e Centro-Nord nel periodo 2022-2024.

Tabella 3 - Indicatori di povertà assoluta